Il nichilismo

Essere cristiani, musulmani o credenti in generale deve essere appagante o perlomeno liberatorio, infatti dopo la morte queste persone credono nell’esistenza del paradiso o della reincarnazione in base al proprio credo; ad un ateo o ad un agnostico, invece, viene invece naturale chiedersi: “qual è la nostra meta finale? Cosa ci aspetta dopo la morte? Perché esistiamo se non per morire e lasciare il posto ad un altro individuo continuando così in un loop continuo e inesorabile?”.

Quando un uomo si convince che non ci sia nulla dopo la morte, che la realtà sia solo un “ora, adesso”, gli viene quasi spontaneo perdere interesse in quello che fa ed è questo che solitamente la gente crede sia il nichilismo.

Per quanto mi riguarda invece il nichilismo arriva prima, nella semplice consapevolezza che questo è l’unico tempo che abbiamo e alla fine di questo non ci rimarrà più nulla, che tutto ciò che abbiamo è vissuto e vivremo non è altro che un attimo fuggente nell’universo e che per quanti sforzi faremo non rimarrà traccia di noi.

Perciò, al posto di far perdere interesse nella realtà, questa consapevolezza dovrebbe essere un incentivo a vivere la nostra vita al meglio cercando sempre di dare il massimo e di soddisfare i nostri desideri ed interessi almeno per piacere e gusto personale, di modo da poter vivere a pieno la propria vita nonostante sia sempre presente la consapevolezza dell’insignificanza che questa ha sull’andamento complessivo del mondo.


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Andrea Cimatti



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