Masters of money | John Maynard Keynes

Sono ormai passati quasi 10 anni dallo scoppio della crisi che tuttora, dove più e dove meno, imperversa portando disoccupazione e povertà. Vedendo questo a molti sarà capitato di chiedersi “Ma gli economisti che fanno? Hanno studiato per cosa?”, in questa coppia di articoli voglio cercare di introdurvi ai due massimi pensatori della teoria economica del XX secolo che in una forma o nell’altra influenzano le decisioni prese per risolvere la crisi odierna: John Maynard Keynes e Friedrich von Hayek.

Il primo ha un curriculum di tutto rispetto, oltre ad essere stato uno dei più longevi professori di Cambridge, John fu rappresentante per l’Inghilterra sia alla conferenza di pace di parigi del 1919 sia nel 1944 alla conferenza di Bretton Woods, dove dopo la WWII si decretò il nuovo ordine economico mondiale, Ma l’opera che gli fruttò maggiore fama anche negli ambienti non strettamente economici fu “The economic consequences of peace”, scritto per denunciare le durissime condizioni imposte alla Germania dalle potenze vincitrici della prima guerra mondiale e nel quale prevedeva quasi profeticamente che a causa di esse lo stato tedesco sarebbe potuto cadere facilmente sotto il giogo di regimi autoritari.

Il pensiero di Keynes contrasta fortemente con l’idea di “libero mercato” svilluppatasi nel XVII e XVIII secolo in cui, citando Adam Smith, esisterebbe una “mano invisibile” nel mercato che consentirebbe un’autoregolazione del mercato stesso. Nel 1929 infatti la più grande crisi che il mondo moderno abbia mai conosciuto esplose e l’idea che il mercato si sapesse equilibrare da solo perse quasi ogni consenso; partendo da questa situazione disastrosa, l’allora insegnante di Cambridge sviluppò una teoria secondo la quale lo stato dovesse intervenire nei momenti di crisi per risanare l’economia.

La sua ricetta era molto semplice: per fare ripartire le aziende durante una depressione è necessario un ingente quantitativo di nuovi ordini, e in questi frangenti l’unica entità in grado di spendere così tanto denaro è lo stato il quale, a costo di indebitarsi, opererà un taglio alle tasse e investirà in grandi opere pubbliche, le aziende incaricate daranno lavoro agli operai che avranno maggiori stipendi e quindi più soldi da spendere nel mercato creando così un circolo virtuoso che farà ripartire l’economia, lo stato salderà poi il suo debito mediante un graduale innalzamento delle tasse in linea con l’aumento di benessere economico della popolazione.

Questa teoria è stata messa alla prova con il celeberrimo New Deal americano degli anni ’30 che ha contribuito alla fine del periodo di austerità portato dalla grande depressione.

Per saperne di più, non perdetevi il prossimo articolo riguardante Friedrich von Hayek.


Giannantonio Visentin.
In collaborazione con Andrea Gallo



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