Il Parkour: arte incompresa e tutta da scoprire

In questi ultimi tempi sono comparsi sul territorio di Monza e dintorni i così chiamati “traceur”, ragazzi e ragazze dal fascio di età molto ampio che hanno intrapreso la strada dell’ “Art du déplacement”, meglio conosciuto come parkour.

L’iniziativa di portare questo nuovo sport nelle nostre strade è partita dall’associazione di Fitparkour, inizialmente in collaborazione con il Ronin di Monza Sobborghi, e il numero di persone che si avvicinano a questa disciplina cresce esponenzialmente ogni anno, così come aumenta anche la tolleranza che le persone hanno nei confronti delle attività svolte dai praticanti.

Tuttavia ancora molti non hanno ben chiaro cosa il parkour realmente sia. Molti mi chiedono, in quanto praticante, se davvero tutto quello che faccio sia “saltare sui tetti” e ovviamente la risposta è sempre negativa.

Il parkour nasce in Francia negli anni ottanta da un gruppo di ragazzi: gli Yamakasi, che in lingua lingala significa “spirito forte”, questo nome già descrive le caratteristiche di un tracciatore, che deve avere forza fisica a sufficienza per superare ostacoli reali, ma anche coscienza di sè e dei propri limiti al fine di saper stabilire ciò che è o non è in grado di fare.

Il percorso del traceur porta quindi ad un rafforzamento fisico e mentale, stimola a trovare soluzioni alternative ai problemi, considerati allo stesso livello di un ostacolo davanti a noi che può essere superato in moltissimi modi diversi, il tutto portando sempre rispetto per gli ambienti in cui si pratica, se non ne siete ancora convinti, l’unica cosa che vi resta da fare è provarlo!


Luca Porro



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