Cheratocono

Che cosa è?

Non molti di voi avranno sentito parlare di questa malattia, infatti viene classificata come rara. Il cheratocono è una malattia degenerativa che colpisce la cornea (uno o entrambi gli occhi), causando una deformazione della stessa (una curvatura superficiale diversa da quella sferica). La curvatura irregolare creatasi modifica il potere refrattivo della cornea, producendo distorsioni delle immagini e una visione confusa sia da vicino che da lontano. Il paziente, tuttavia, nella maggior parte dei casi, lamenta un calo della vista principalmente da lontano. La qualità della visione continua a peggiorare irreversibilmente e il rischio è che venga scambiata con una miopia associata ad astigmatismo, e, così facendo, che venga trascurata. Oggi sono disponibili molti strumenti per la diagnosi e un oculista con un minimo di esperienza è in grado, se non altro, di insospettirsi e trovare delle irregolarità negli esami di controllo periodico della vista.

Come si cura?

La chiave per la cura di questa malattia è il tempismo, infatti ad oggi non si può ripristinare l’originale assetto della cornea (a meno di trapianto), ma solo bloccare l’avanzamento della malattia. Ecco perché bisogna intervenire subito! Si interviene con il cross-linking.

Il cross-linking (introdotto in Italia solo dal 2005) è una cura innovativa del cheratocono e delle ectasie corneali. Con il termine inglese di cross-linking si intende la formazione di legami incrociati. La cornea è formata da delle fibre collagene disposte in modo ordinato: la resistenza meccanica della cornea è in rapporto al numero di fibre e, in particolar modo, al numero di legami chimici che esistono tra di loro (legami ponte). Nel cheratocono si ha un indebolimento e una alterazione di questi legami per cui la cornea perde la propria resistenza meccanica e tende progressiavemente a deformarsi sotto l’azione della pressione endoculare. Il cross-linking mira a rafforzare la cornea. Tratteremo del cross-linking standard, tralasciando le varianti.

Cross-linking

Si tratta di un trattamento che non è doloroso, poco invasivo e di durata inferiore ad un’ora.

Blefarostato

Consiste nel far reagire una sostanza fotosensibile, la riboflavina o vitamina B2, con la luce ultravioletta. Al paziente è instillato dapprima un collirio che fa stringere la pupilla, successivamente si applica un secondo collirio anestetico. Dopo questa fase si prepara l’occhio immobilizzandolo, per impedire che vengano chiuse instintivamente le palpebre durante l’operazione (si usano particolari pinze dette blefarostato); si coprono i peli (ciglia), con delle particolari strisce adesive. Viene rimosso lo strato epiteliale che ricopre la cornea, tramite vere e proprie “spatole” che il

chirurgo utilizza per “grattare” la superficie esterna, e poi si imbibisce la cornea con la riboflavina, ripetendo l’operazione ogni 3 minuti per circa un quarto d’ora. In questo modo si ha la certezza che la cornea abbia assorbito bene la sostanza. Successivamente si irradia per 30 minuti la cornea con i raggi UV, continuando a ricoprire la cornea con la soluzione di riboflavina. Al termine del trattamento si inizia a somministrare antibiotici e si copre la cornea trattata con una lente a contatto protettiva lasciandola per 3-5 giorni fino alla completa riepitelizzazione. Durante questa fase è cruciale la precisione nella somministrazione di lubrificante e antibiotici, infatti usciti dalla sala sterile dell’ospedale e passato l’effetto anestetico, l’occhio si irriterà causando un forte bruciore seguito da mal di testa. Inoltre i pazienti hanno una scarsa sopportazione della luce per cui è consigliato munirsi di occhiali da sole. Dopo il trattamento bisogna comunque presentarsi per controlli regolari, all’inizio anche molto ravvicinati, per accertarsi che tutto sia andato per il meglio.

Bisogna preoccuparsi?

Ovviamente no. La cura ha dato fino ad oggi buoni risultati ed, in alcuni casi (abbastanza fortuiti), si ha avuto anche un miglioramento dello stato della cornea in termini di topografia e pachimetria, oltre all’interruzione del processo degenerativo. Sembra ormai certo che sia ereditaria, per cui se in famiglia non ci sono stati altri casi, è quasi nulla la probabilità di contrarla. Bisogna anche ricordare che di solito si manifesta durante il periodo dello sviluppo, passato è improbabile manifestarla in seguito.


Fonti:

albertobellone.it/cross-linking

it.wikipedia.org/Cheratocono


Gabriele Fiumicelli



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