DEMONI DELLA NOTTE: Narcolessia | Ep.8

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Se i disturbi analizzati in precedenza toglievano il sonno, quello che sarà analizzeremo qui di seguito risulta l’opposto.

Chi soffre di narcolessia infatti deve combattere, durante l’arco della giornata, con degli attacchi di sonno ricorrenti che portano la persona in questione ad addormentarsi in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo.

Il fenomeno dipende da un malfunzionamento del cervello per quanto riguarda l’alternanza delle fasi REM e NON-REM del sonno. Nei soggetti affetti da questo disturbo durante il giorno c’è un’improvvisa insorgenza della fase del sonno REM, ogni 90-120 minuti; i “pisolini” possono durare da 5 a 20 minuti e la persona al suo risveglio ricorderà di aver sognato e si sentirà discretamente riposata.

Questo disturbo colpisce egualmente i due sessi e tendenzialmente si sviluppa durante l’adolescenza, ma può dare i primi segni già nell’infanzia e la formulazione della diagnosi può richiedere anche 10 anni dalla comparsa dei primi sintomi.

Durante un attacco di narcolessia il soggetto può sperimentare sonnolenza diurna, appunto un attacco di sonno improvviso al quale non può opporsi, cataplessia, cioè l’improvviso cedimento di tutti o solo alcuni muscoli con conseguente interruzione dell’attività che si stava svolgendo, paralisi del sonno, come già descritto in precedenza è l’improvvisa incapacità di muoversi, esprimersi o addirittura respirare correttamente, può essere accompagnato da allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche (le prime si verificano nell’immediato addormentamento, mentre le seconde al risveglio); ci possono anche essere delle brevi ed improvvise perdite di memoria, ad esempio se il soggetto sta avendo una conversazione potrebbe dimenticare cosa sta dicendo ed essere incapace a continuare il discorso.

Fortunatamente solo il 10%-15% dei pazienti manifesta la sintomatologia completa.

Si è ancora incerti sul quale sia la causa scatenante di questa malattia, ma si sa di per certo che numerosi neurotrasmettitori sono coinvolti: il primo è l’ipocretina (importante per la regolazione del ritmo sonno-veglia e dell’appetito) che è presente in quantità minime all’interno del liquido cefalo-rachidiano, inoltre solo l’1% dei soggetti presenta la narcolessia come fenomeno ereditario.

Si può ipotizzare che si tratti di narcolessia se il paziente sperimenta episodi di sonnolenza diurna da almeno 3 mesi, ma le conferme si hanno solo dopo aver eseguito il test delle latenze multiple, cioè un test diurno durante il quale viene chiesto al paziente di addormentarsi per 4-5 volte nell’arco della giornata. Le sessioni durano 35 minuti e sono intervallate da 2 ore di pausa; la diagnosi viene confermata quando si riscontra una latenza media di addormentamento sotto agli 8 minuti e la comparsa del sonno REM in almeno 2 sedute.

Per cercare di limitare le ripercussioni di questo fenomeno, in primo luogo si attuano delle modifiche di tipo comportamentale, come fare dei piccoli sonnellini di 15-20 minuti che consentano al paziente di essere vigile e concentrato per 3-4 ore dopo questa breve “siesta”, inoltre è bene mantenere regolarità fra le ore di sonno e quelle di veglia, evitare situazioni stressanti ed evitare l’attività fisica prima di andare a dormire.

Questa “terapia” può essere affiancata dalla somministrazione di farmaci quali il modafinil o il sodio oxibato per la sonnolenza diurna e clomipramina, fluoxetina, sertralina o venlafaxina per la cataplessia.


Consuelo Giordan



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