Dischi a Microincisione | Dalla Fabbrica ai Negozi

Piccola Introduzione ai supporti musicali

Sono ormai passati millenni da quando l’uomo ha imparato ad creare musica.

Dai ritmi primitivi delle melodie di accompagnamento per storie epiche tramandate oralmente, fino ad arrivare alla musica come la conosciamo oggi.

Tutti noi possiamo, ad esempio, riconoscere piuttosto facilmente come la musica sia cambiata durante gli anni, e con essa anche i supporti sui quali viene commercializzata.

Un moderno giradischi

Dai supporti analogici, quali i dischi a microincisione o i nastri magnetici, ai supporti elettronici ed ottici, come i lettori MP3 ed i Compact Disc (CD).

Una macchina per la lettura dei nastri magnetici

Oggi però mi voglio concentrare su un particolare tipo di supporto analogico, i dischi a microincisione, inventati nel 1889 e rimasti in circolazione fino a quando l’invenzione dei CD li fece uscire dal mercato.

I Dischi a microincisione

Questo tipo di disco, originariamente composto da gommalacca e solo in seguito formato da un materiale plastico chiamato PVC (o più semplicemente Vinile), è però ricomparso da qualche anno sul mercato.

Il numero di esemplari venduti ha addirittura superato in numero quello di CD convincendo persino case discografiche di fama mondiale, come SONY, a ricominciare a stampare musica su questo tipo di supporto musicale.

Oggi infatti cercherò di descrivere il processo di incisione e stampa dei dischi in vinile, più precisamente quelli comunemente conosciuti come 33 e 45 giri, nome che deriva dalla velocita di rotazione (in giri al minuto) alla quale vengono ascoltati, anche se, più precisamente, i primi girano ad una velocità di 33 rivoluzioni al minuto.

Produzione in fabbrica

La fase di produzione prende il via da un semplice disco di alluminio, che dopo essere stato ben levigato passa sotto una macchina che lo copre con un sottile velo di lacca liquida che inizia subito ad asciugarsi fino ad indurirsi ed a ricoprire interamente il disco.

I dischi laccati passano sotto il controllo di alcuni addetti, che controllano la qualità del lavoro ed in caso il prodotto sia difettoso, lo scartano e lo riciclano.

In seguito, ad ogni disco viene praticato un foro esattamente al centro, e dopo essere stato impacchettato, viene spedito allo studio di registrazione, dove l’incisione della musica verrà effettuata.

Dall’incisione allo stampo

I dischi, uno alla volta, vengono messi sotto un incisore che, a seconda dei dati musicali ricevuti, produce l’effettivo solco nel disco dove le tracce audio sono contenute.

A questo punto il disco passa sotto un’altra ispezione e se non vengono trovate imperfezioni, viene sciacquato e pulito con acqua e sapone.

Un disco dopo il lavaggio chimico

Ora il disco viene ricoperto con una soluzione chimica di argento e viene immerso in un recipiente con acqua e nichel nella quale viene fatta poi passare della corrente elettrica, facendo in modo che il nichel disciolto si leghi all’argento e riempia i solchi.

Sopra il disco originario si è quindi creato uno strato metallico che una volta separato dal primo diventa lo stampo utilizzato per stampare tutti i dischi che verranno poi venduti nei negozi.

Lo stampo viene quindi ridimensionato e gli viene praticato un buco esattamente al centro.

I grani di PVC prima del processo di fusione

Piccoli grani di PVC vengono fusi insieme per formare un cilindro caldo che verrà letteralmente pressato contro lo stampo e formerà il prodotto finale, e dopo un ultimo processo di rifinitura durante il quale vengono anche scartati i prodotti difettosi che verranno ovviamente riciclati, il disco è pronto per essere inviato ai negozi ed essere venduto.


Fonti:

Wikipedia

Youtube


Emanuele Locati



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