DISTURBI DELLA PERSONALITÀ: Disturbo schizotipico della personalità | Ep.3

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Il disturbo schizotipico della personalità può essere definito come una sommatoria dei due disturbi analizzati in precedenza: chi ne soffre tende ad isolarsi, e ad essere sempre sospettoso e paranoico credendo che gli altri complottino contro la propria persona.

Questi individui hanno idee bizzarre, credono di possedere dei poteri speciali come leggere nella mente di un’altra persona o mettersi in contatto con esseri ultraterreni; tutto questo li fa risultare agli occhi di chi li circonda come strani e stravaganti.

L’isolamento sociale dipende sia dal comportamento inadeguato che questi soggetti hanno in pubblico e nei confronti degli altri sia dal fatto che loro stessi, a causa dell’elevato livello di disagio e ansia che provano quando sono con gli altri, tendono ad isolarsi.

Da questo derivano le difficoltà presentate dall’individuo durante la socializzazione con altre persone. La gente è spesso infastidita, oltre che da tutti i comportamenti inusuali evidenziati in precedenza, anche dal fatto che questi individui risultano freddi e distaccati perché non mostrano nessuna emozione, oltre al fatto che spesso parlano un linguaggio pressoché incomprensibile.

I soggetti con disturbi schizotipici spesso faticano a provare forti sentimenti e quando li provano non li capiscono, ma sono molto bravi ad individuare quelli degli altri: infatti sono in grado di capire se una persona è felice o arrabbiata solo guardandola.

Non esistono cause specifiche dalle quali questo disturbo deriva, viene però supportata l’ipotesi che si tratti di un legame genetico tra il disturbo schizotipico e la schizofrenia, confermata anche dal fatto che vi è una correlazione familiare e statistica tra le due.

Ovviamente le conseguenze si ripercuotono sia sul piano sociale sia su quello lavorativo: è difficile per questi individui farsi degli amici ed altrettanto complicato è trovare un lavoro che li accetti e mantenerlo nel tempo.

La terapia per questo disturbo può risultare difficile, perché i pazienti che ne sono affetti non riescono a riconoscerlo o semplicemente non vogliono ammetterlo. Anche in questo caso si agisce tramite la terapia cognitivo-comportamentale che ha l’obiettivo di individuare emozioni, pensieri e comportamenti inadeguati che caratterizzano il soggetto  e di modificarli in modo da migliorare la vita del paziente.

Il terapeuta dovrà cercare di accettare la stravaganza del paziente, standogli accanto, ascoltandolo e consigliandogli tutti i comportamenti che deve tenere per risultare una persona adeguata alla società.

Spesso a questa terapia sono affiancati degli psicofarmaci che non agiscono sulla personalità, ma agiscono come sedativi per l’ansia, lo stress, la tensione e la depressione: tutti problemi secondari portati da questo disturbo.


Consuelo Giordan



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