DISTURBI DELLA PERSONALITÀ: Disturbo schizoide di personalità | Ep.2

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Gli individui affetti da questo disturbo hanno la tendenza ad isolarsi dagli altri, sembrano non desiderare l’intimità, appaiono indifferenti riguardo alla possibilità di instaurare relazioni con gli altri e si trovano a disagio quando sono con gli “amici” o la propria famiglia. Non provano alcun piacere o soddisfazione ad avere dei rapporti di qualsiasi genere con gli altri, vengono spesso definiti solitari perché preferiscono svolgere attività individuali.

Queste persone sono totalmente indifferenti davanti al parere degli altri e non si preoccupano né della loro approvazione né delle loro critiche.

Agli occhi di chi li circonda appaiono inetti o superficiali, distaccati e freddi, soprattutto perché non vi è una vera e propria attività emotiva visibile in loro: raramente accennano ad un sorriso o cambiano espressione facciale. Provano forti emozioni come rabbia o gioia molto difficilmente, ma può capitare che, una volta messi a proprio agio, ammettano di provare sentimenti dolorosi probabilmente legati alle difficili interazioni sociali.

I soggetti che presentano questo disturbo si considerano persone strane, non trovano il proprio posto all’interno della società e preferiscono evitare del tutto le relazioni. Questo è dovuto anche alla poca fiducia in loro stessi oltre che il vedere negli altri delle persone intruse e ostili; mantengono quindi le distanze scansando qualsiasi tipo di contatto umano e possono diventare molto ansiosi se costretti ad incontri ravvicinati.

Il disturbo è presente di più negli uomini rispetto alle donne e i primi sintomi possono svilupparsi fin dall’infanzia o nella prima fase dell’età adulta. Le cause sono ancora sconosciute, anche se i ricercatori affermano che siano da cercare in una combinazione di fattori genetici e ambientali.

La malattia potrebbe svilupparsi dopo un rifiuto da parte dei coetanei, dopo aver subito bullismo oppure dopo essersi sentiti diversi e non all’altezza di altri membri della famiglia o dei pari, anche avere un genitore troppo freddo e negligente potrebbe essere una causa.

Le terapie utilizzate per curare questo disturbo sono due:

  • La terapia cognitivo-comportamentale che si occupa di rivedere i metodi di pensare del paziente e i comportamenti che derivano da questi ultimi. L’unico intoppo che può sorgere durante l’utilizzo di questo percorso è il fatto che il terapeuta abbia delle difficoltà ad instaurare un rapporto di fiducia con il paziente, proprio a causa del disturbo.
  • La terapia di gruppo, invece, permette all’individuo di venire a contatto e confrontarsi con persone che hanno lo stesso problema. Il gruppo però deve essere monitorato del terapeuta per evitare che i partecipanti si critichino a vicenda peggiorando quindi la situazione.

Entrambe le terapie sembrano essere efficaci, anche se all’inizio il paziente avrà delle difficoltà a relazionarsi: col passare del tempo collaborerà di più durante le sedute a patto che il terapeuta rispetti gli spazi del paziente, che non provi a forzarlo se non vuole fare qualcosa e che gli lasci il tempo e la libertà necessari per imparare a fidarsi.


Consuelo Giordan



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