Il sonno: Pulizia o Ricarica del cervello?

Molecola Beta amiloide attaccata ad un neurone

Il sonno si definisce come quel fenomeno periodico di sospensione, più o meno completa, della coscienza, indispensabile per il ripristino dell’ efficienza psico-fisica. Contrariamente a quanto si  pensa, durante questo processo, le funzioni celebrali non vengono completamente interrotte, ma, in alcune fasi, si registra addirittura un picco di attività.

Quindi perché il cervello dovrebbe utilizzare ulteriori energie per ricaricarsi? Non sarebbe più logico entrare in uno stato di “stand-by”? In realtà, durante il sonno il nostro cervello non si ricarica, bensì si ripulisce dai prodotti di scarto della propria attività e da altre sostanze nocive. Tra queste vi è la proteina beta-amiloide, una neurotossina prodotta durante il giorno che, se si presenta in grande quantità, è responsabile di malattie neurodegenerative, come, ad esempio, il morbo di Alzheimer.

Encefalo, Risonanza magnetica con contrasto

L’encefalo, essendo sprovvisto di sistema linfatico, deve ricorrere a strategie alternative per eliminare le proprie scorie. Mentre dormiamo il cervello mette in atto un sofisticato sistema di pulizia, il quale sfrutta l’espansione di canali che intercorrono fra i neuroni con una conseguente diminuzione (fino al 60%) del volume di questi ultimi. Questo processo “spreme” i neuroni, permettendo il drenaggio degli scarti verso il fegato. Tutto ciò comporta un notevole dispendio di energie, ponendo il cervello davanti ad un bivio: mantenere lo stato di coscienza o interromperlo per dedicarsi al proprio ripristino?

L’alternanza tra sonno e veglia varia notevolmente da specie a specie. Questa differenza è causata da due fattori fondamentali: la dimensione dell’encefalo e il grado di rischio che la sospensione della coscienza comporta. Si potrebbe pensare che cervelli più piccoli richiedano meno tempo per la totale pulizia, ma, in realtà, encefali grandi richiedono un numero di ore assai minore. Se il volume totale della materia grigia sarà maggiore, lo sarà anche il numero di canali che intercorrono fra i neuroni, i quali, come detto prima, sono i veri responsabili dello smaltimento delle sostanze dannose.

Differenza tra cervelli animali

Il secondo fattore, ovvero quello del rischio, è molto evidente quando si comparano le ore di sonno necessarie tra le specie erbivore e carnivore. Un animale tipicamente predato come lo gnu africano non può, per motivi legati alla sopravvivenza, rimanere per più di poche ore (sparse nell’arco della giornata) incosciente. Contrariamente, un leone, il cui rischio rasenta lo zero, passa gran parte della giornata dormendo totalmente o parzialmente. Un altro stratagemma adottato nel mondo animale è quello usato, ad esempio, dal Delfino: il suo cervello provvede alle proprie pulizie una parte per volta, facendo addormentare, alternativamente, gli emisferi destro e sinistro.

 

Ore di sonno consigliate in base all’eà

 

L’uomo, per via del suo tenore di vita attuale, è un’eccezione nel mondo animale. Il suo fabbisogno di sonno giornaliero non è più modellato dai pericoli dell’ambiente naturale, ma solo dall’elevato uso che fa del proprio cervello, rendendo le ore di sonno necessarie per la specie umana variabili in relazione all’età: dalle 17 ore in età infantile, alle 7-8 ore in età adulta.

 

 

 


Fonti:

it.wikipedia.org

www.lescienze.it


Giannantonio Visentin


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