Mayak, la luna artificiale

Il nome di questo satellite è Mayak, che in russo significa appunto “faro”, ed è una vera e propria luna artificiale. E’ stata progettata e sviluppata da alcuni studenti del politecnico di Mosca, in Russia, ed il 14 luglio è stata spedita con un razzo russo, partito da Baikonur, in orbita.

Questo lancio è stato speciale perché a bordo, oltre al satellite Kanopus-V-IK per l’osservazione del nostro pianeta, costruito dall’agenzia spaziale russa, e a mayak, c’erano anche altri 72 satelliti, o meglio microsatelliti.
Una nuova “stella” quindi sta per accendersi in cielo, sarà così luminosa da oscurare tutti gli oggetti notturni, ad eccezione della Luna.

Mayak infatti dovrebbe avere un magnitudine di -10, superando cosi di gran lunga Venere, ma ovviamente restando inferiore alla Luna, che è -13 e nettamente più grande e quindi ben visibile. Inoltre anche inferiore al sole che è di -27.

Ma come funzionerà questa luna artificiale?

In pratica rifletterà la luce del sole durante la notte e quindi ha il compito di creare una fonte di luce alternativa alla luna.

Una volta avviato spiegherà una vela a forma di tetraedro con i lati lunghi 275 centimetri, le sue dimensioni sono molto ridotte e pesa circa 3,6 chilogrammi. All’interno sono presenti una sorgente di energia, un sistema di controllo e, appunto, i riflettori solari che renderanno visibile in modo migliore il satellite.

In realtà ha anche un altro scopo, ovvero testare l’utilizzo della vela, tecnologia innovativa che darebbe modo a un satellite di grandi dimensioni, giunto al termine della sua missione, di scendere velocemente di orbita.

L’impiego della vela infatti servirebbe a un certo punto anche per frenare la sua discesa, grazie alla resistenza delle particelle dell’atmosfera che si trovano anche ad altissima quota. In tal modo il satellite finirebbe con il bruciare nell’atmosfera stessa, impedendo di diventare un pericoloso rifiuto spaziale.
In origine mayak era stato spedito proprio per testare questa nuova tecnologia, ma è diventata famosa in quanto il materiale di cui è costituita la vela è riflettente (in maniera molto efficiente).

Un’ ultima cosa interessante è il fatto che, gli ideatori di mayak, hanno sviluppato una app per seguire questo progetto, e di conseguenza anche per raccogliere fondi. Proprio per questo sono stati raccolti circa 30 mila euro, mentre il costo del progetto è stato di 55 mila euro.

Ora staremo a vedere se realmente il “faro” splenderà nei cieli come ipotizzato o se la sua luminosità sarà più o meno simile a quella della Stazione Spaziale Internazionale.


Fonti:

(mettere le fonti)


Lorenzo Di Martino



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