Perchè i brutti ricordi non si dimenticano

Tutti noi abbiamo dei brutti ricordi difficili da cancellare, che ci fanno rivivere esperienze traumatiche della nostra vita. Spesso, per rievocare questi ricordi basta un odore, un oggetto o un suono che ci faccia tornare con il pensiero a quel o quei momenti, ormai, impressi nella nostra memoria. Ma perché sono così difficili da dimenticare?

Alcuni ricercatori della Beijing Normal University e dell’Università di Shenzhen (Cina) hanno concluso, dopo alcuni studi ed esperimenti, che la conservazione di questi ricordi non sia affidata unicamente a quella parte di cervello che ha la funzione di controllare la memoria a lungo termine (l’ippocampo), ma coinvolge una rete diffusa di connessioni nella neocorteccia, soprattutto nella corteccia prefrontale (parte anteriore del lobo frontale del cervello, la cui attività basilare è considerata la guida dei pensieri e delle azioni in accordo ai propri obiettivi). Inoltre, la distribuzione in reti diffuse dei ricordi spiacevoli avviene nella fase di consolidamento della memoria durante il sonno. Durante il sonno, si formano e consolidano, infatti, nuove sinapsi che permettono la comunicazione delle cellule del tessuto nervoso tra loro o con altre cellule e che codificano quello che si è imparato o vissuto da svegli.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature, realizzata al National Institutes of Health, indica, invece, che la persistenza di tali memorie sgradite potrebbe essere dovuta al cambiamento del circuito cerebrale che ha il compito di recuperare i ricordi. Normalmente il recupero avviene per comunicazione diretta fra la corteccia prefrontale e l’amigdala (parte del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura); ma per i ricordi traumatici, dopo alcuni giorni, si attiva un circuito alternativo che coinvolge un’area cerebrale del talamo: un cambiamento che sembra stabilizzare tali ricordi.

Ci sono varie teorie e ipotesi su come poter cercare di cancellare quella determinata esperienza dalla nostra memoria, alcune delle quali prevedono l’assunzione di farmaci. Nel caso non si voglia far riferimento all’uso di farmaci, la cosa migliore da fare per affrontare il problema è quella di accettare quello che è successo, sapendo che non si può modificare il passato.


Fonti:

www.lescienze.it

www.pressreader.com


Stefano Buscemi



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