Alla scoperta di Keith Haring, l’uomo degli “omini”

“Omini”?

Vi sarà di certo capitato almeno una volta di imbattervi in un’immagine dei
famosissimi “omini” colorati presenti ormai su magliette, poster, pubblicità … e forse avrete pensato fossero frutto del lavoro di un grafico particolarmente poco ispirato, ridotto a disegnare omini stilizzati a causa della mancanza di idee buone. In verità questi soggetti non appartengono a nessun brand della moda e neppure a qualche multinazionale, ma sono nati dalla mente -e dalle mani- dell’ artista Keith Haring.

La mostra

“Keith Haring. About Art”, è questo il titolo della nuova mostra ospitata

a Palazzo Reale a Milano che rende omaggio all’artista statunitense scomparso 27 anni fa e che offre una chiara ed efficace chiave di lettura per le sue opere in esposizione (ben 110, alcune di dimensioni monumentali e mai viste in Italia prima d’ora).

Per fare luce sul suo rapporto con i diversi linguaggi della storia dell’arte, i curatori della mostra hanno fatto in modo che il visitatore possa ammirare le opere seguendo un percorso suddiviso in sale tematiche, accostando ad esse alcuni esempi da cui Haring prese spunto e che reinterpretò secondo il suo stile originale e semplice che lo renderà uno dei maggiori esponenti della Pop Art.

Un artista caleidoscopico

Ciò che è impressionante è proprio la vastità e la differenza (apparente) delle fonti d’ispirazione dell’artista, che spaziano dall’arte mesoamericana precolombiana a quella tribale africana, dal classicismo greco e romano fino al Rinascimento europeo, passando per il Gotico , senza tralasciare però la forte influenza che esercitarono su di lui artisti contemporanei come Warhol, Pollock, Dubuffet, Picasso e molti altri.

Al centro dell’indagine artistica di Haring c’è l’uomo, e il motivo di tutto questo antropocentrismo nasce dalla necessità di trovare il suo posto nella società.

La denuncia sociale

Haring, simbolo della cultura della strada newyorkese, utilizzò la sua arte come strumento di denuncia sociale riguardo temi estremamente cruciali che hanno caratterizzato gli anni ’80 come l’omofobia, l’abuso di droghe, la paura di una guerra nucleare, l’avvento dell’era tecnologica, il razzismo e la lotta all’AIDS, malattia che contrasse e che lo portò ad una morte prematura a soli 31 anni.

Siccome era un fermo sostenitore della libertà sessuale di ogni genere (lui stesso era omosessuale dichiarato), nella sua arte traspare molto chiaramente questa sua convinzione soprattutto attraverso l’uso immagini molto esplicite.

 

 


Se il mondo fantastico di Keith Haring vi ha interessato, potete approfondire meglio la vostra conoscenza dell’artista visitando la mostra. Avete tempo fino al 18/6/17.

Per maggiori informazioni visitate il sito di Palazzo Reale:  www.palazzorealemilano.it.


Claudio Galli


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